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Smart Working: la riduzione dell’impatto ambientale

Lo Smart Working, consolidatosi durante il periodo di chiusura, ha apportato numerosi impatti positivi sull’ambiente, in particolare: 

  • Diminuzione delle emissioni inquinanti
  • Riduzione del consumo di plastica
  • Calo del consumo di energia

Diminuzione delle emissioni inquinanti

La rinuncia agli spostamenti giornalieri ha generato una riduzione incredibile dell’inquinamento ambientale, infatti, alcune ricerche dimostrano che solo l’Italia in un anno è riuscita a risparmiare circa una tonnellata di Co2. 

Si consideri  inoltre che in soli 2 mesi con un calo del 35% delle emissioni si è riusciti ad evitare ciò che si sarebbe potuto evitare nell’arco temporale di 10 anni!

Incredibile il video pubblicato su 3B Meteo in cui viene mostrata l’Italia ripresa dal satellite Copernicur Center-5P. 

Il video riesce inoltre a testimoniare l’immensa mole di smog che la popolazione riesce a creare nell’ambiente in cui vive quotidianamente a causa degli spostamenti; la differenza tra le prime immagini del video e le ultime è strabiliante. 

Riduzione del consumo di plastica

Tuttavia il lavoro tradizionale non intacca l’ambiente solamente con lo smog provocato da autovetture e mezzi di trasporto, ma anche con l’eccessivo consumo di plastica.

Purtroppo ad oggi ne sono pieni anche gli oceani. Focus riporta a tal proposito i dati dell’ UNEP – United Nations Environment Programme affermando che continuando a produrre 8 milioni di tonnellate di plastica l’anno arriveremo nel 2050 ad avere più plastica nel mare che pesci.

Tutto questo per dire che anche il lavoro in loco contribuisce ad alimentare questa piaga, come?

  • consumo di caffè e tè;
  • cibo da asporto;
  • bottiglie di acqua in plastica;
  • cartucce di stampante;
  • cialde per macchine da caffè;

Si sta andando sempre più verso uno stile di vita con basso impatto ambientale grazie all’utilizzo di eco-bottle, materiali biodegradabili o riciclabili ed utilizzo della carta nel monouso.
Ad ogni modo molto spesso i consigli da seguire per ridurre l’impatto ambientale non vengono seguiti per via della frenesia della vita di oggi.
Questa frenesia sposa perfettamente la comodità degli oggetti usa e getta in plastica. 

In questo scenario lo Smart Working potrebbe fare la sua parte. Le persone eviterebbero ad esempio l’accumulo di rifiuti dovuti a materiali di plastica monouso prediligendo vetro o ceramica.

Calo del consumo di energia

Lo Smart Working ha portato ad un appiattimento del consumo di energia, soprattutto per le aziende che necessitano di avere grandi spazi per i propri dipendenti. 

Basti pensare ai soli servizi di raffreddamento e riscaldamento nei grandi ambienti di lavoro (uffici, corridoi, toilette etc.) che risultano essere molto costosi sia in termini economici che in termini ambientali!  

In particolar modo il dover tenere attivi in un arco temporale limitato grandi ambienti provoca la produzione di un quantitativo di anidride carbonica non indifferente. Per avere un impatto ambientale basso si dovrebbero avere nelle città spazi forestali sufficienti per poterla assorbire! 

Con il lavoro da remoto si ridurrebbe lo spreco di energia utilizzata per mantenere attive grandi aree di lavoro, a favore del quantitativo utilizzato in ambienti domestici ridotti e per un tempo costante. 

La riduzione del consumo di energia è dovuta anche dalla digitalizzazione degli archivi e dall’utilizzo di piattaforme digitali per la comunicazione.

Le precedenti mosse hanno provocato inoltre un minor utilizzo di stampanti e fotocopiatrici traducendosi anche in un taglio drastico all’utilizzo della carta. 

Sintesi

Il lavoro da remoto che si è consolidato nel periodo del lockdown ha portato ad un minore  impatto ambientale, riducendo principalmente tre aspetti:

  • Emissioni 
  • Consumo di plastica
  • Consumo di energia

Il periodo di stop ha permesso di testare il funzionamento dello Smart Working non solo in termini aziendali ma anche in termini ambientali, dando come risultato un miglioramento dell’ambiente in cui viviamo.

La sfida? Riuscire a trasformare questo modus operandi da eccezione a normalità, perché stando ai dati che abbiamo forse è vero: “la nostra casa sta andando a fuoco” (Cit. Greta Thunberg).

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